Con il termine di Colite, comunemente detta anche “Sindrome dell’intestino irritabile”, si fa  riferimento ad un disturbo infiammatorio irritativo che interessa principalmente l’ultimo tratto  dell’intestino, detto colon. Le sintomatologie associate a colite possono essere estremamente  varie: dolore e tensione addominale, diarrea e/o stitichezza (anche alternate), flatulenza,  meteorismo, gonfiore ecc. I sintomi di colite sono l’evidenza di un intestino in forte disbiosi,  prima causa anche di intolleranze alimentari. La colite è infatti il sintomo più evidente, più  rappresentativo, più identificativo di intolleranze alimentari. 

CAUSE E FATTORI PREDISPONENTI 

Tutto l’intestino è tappezzato (o dovrebbe esserlo!…) di flora batterica benefica; questa difende  l’intestino dall’adesione di microrganismi opportunistici e/o patogeni, favorisce l’equilibrio del  sistema immunitario, coadiuva i processi digestivi e agevola l’adeguato assorbimento dei  nutrienti. La presenza di un fitto “tappeto” di microrganismi “amici” (eubiosi intestinale) è  senz’altro fondamentale per la prevenzione di qualsiasi problematica intestinale, inclusa la colite;  di contro, l’alterazione di questo equilibrio (disbiosi intestinale) è il principale fattore scatenante  l’insorgere della problematica. Infatti, in presenza di disbiosi (carenza di microrganismi benefici  e sovracrescita di specie patogene/opportunistiche), la mucosa intestinale è più esposta e diventa  suscettibile all’aggressione delle sostanze tossiche e dei microrganismi stessi (ad esempio la  candida, accrescendosi, sviluppa delle ramificazioni con le quali si ancora alla mucosa,  danneggiandola). In queste condizioni si creano dei veri e propri varchi tra le cellule e la mucosa  diventa permeabile alle macromolecole alimentari indigerite e alle sostanze di scarto che  altrimenti avrebbe respinto: l’intestino, da efficiente barriera selettiva, si trasforma in un  “colabrodo”. Si instaura così una duplice situazione: da una parte, l’intestino infiammato fatica  ad assorbire correttamente i gas intestinali (prodotti, per di più, in eccesso a causa dei processi  fermentativi e putrefattivi innescati dai microrganismi opportunistici e/o patogeni), con  conseguente accumulo di aria e sviluppo di gonfiore, flatulenza, tensione addominale, ecc.;  dall’altra, a causa dell’intestino colabrodo, alimenti indigeriti e tossine fanno il loro indesiderato  ingresso nell’organismo, innescando le intolleranze alimentari L’alimentazione gioca un ruolo  chiave nell’insorgere di queste problematiche. Innanzitutto gli eccessi alimentari caricano  l’intestino e gli organi deputati alla digestione (pancreas, fegato, cistifellea) di un super lavoro,  soprattutto quando i cibi introdotti sono privi di quelle sostanze necessarie alla loro  metabolizzazione. è il caso dei cibi raffinati e conservati, di un’alimentazione troppo ricca di cibi  cotti, privi di enzimi, povera di fibre, non funzionale per lo sviluppo adeguato della flora  batterica fisiologica. In particolare, 

la disbiosi intestinale è favorita dagli alimenti ricchi di zuccheri e di carboidrati raffinati (in  questo caso si parla di disbiosi fermentativa) e dall’eccesso di carni e derivati (con questi  alimenti crescono invece a dismisura i microrganismi putrefattivi, dal cui metabolismo si  originano residui tossici, quali ammoniaca, ammine, indoli e fenoli, che hanno dimostrati effetti  tossici e sono considerati fattori di rischio per lo sviluppo delle problematiche intestinali  sopracitate). Inoltre, fortemente implicato nella genesi di colite e di intolleranze alimentari è  senz’altro il latte, unitamente a tutti i suoi derivati. La ragione di ciò non è tanto dovuta alla  presenza del lattosio (anche se è indubbio che il lattosio indigerito, fermentando, è causa di  sintomi di colite), quanto piuttosto alla caseina, proteina di difficile digestione per l’intestino  umano che tende ad incollarsi alla mucosa, infiammandola e determinando la formazione del  “colabrodo”. Se a tali errate abitudini alimentari si associano l’assunzione frequente/abuso di  medicinali, in particolare lassativi e antibiotici, i quali depauperano la flora fisiologica benefica,  gli inquinanti (conservanti, additivi, metalli pesanti, ecc.), l’intestino via via diviene sempre più  un luogo “malato”. I microrganismi patogeni si sostituiscono alla flora fisiologica, i processi  putrefattivi e fermentativi prevalgono su quelli digestivi, la permeabilità intestinale si altera, il  disequilibrio intestinale (disbiosi) regna sovrano. Lo stress e le emozioni, data la fitta rete di 

innervazioni che scorre sotto la mucosa intestinale, hanno anch’esse un ruolo determinante  nell’aggravamento del disturbo. 

L’APPROCCIO PER LA COLITE si basa su 4 aspetti fondamentali: 

  1. Affrontare e risolvere il problema di fondo, con un prodotto ad uso sistemico che svolga  contemporaneamente le seguenti funzioni: a) ripristinare l’integrità della mucosa intestinale;  b) ottimizzare il terreno intestinale e favorire il corretto metabolismo; c)promuovere il  drenaggio delle tossine e migliorare la funzionalità degli organi preposti 
  2. Contrastare lo sviluppo di gas intestinali, evitare le fermentazioni, alleviare la tensione  addominale 

     3. Correggere la disbiosi intestinale attraverso una dieta adeguata ed integrazioni mirate

     4. Adottare uno stile di vita volto ad alleviare ansie e stress, allo scopo di contrastare  “l’aggressione” emotiva del tratto intestinale.