SOLE E PROTEZIONE SOLARE – PROTEZIONE SOLARE

SOLE E PROTEZIONE SOLARE – PROTEZIONE SOLARE

Abbiamo visto nell’articolo precedente che i raggi solari hanno numerose azioni benefiche sul nostro organismo, ma possono essere anche molto pericolosi in caso di esposizioni incontrollate.

È fondamentale utilizzare una protezione solare adeguata al nostro tipo di pelle e al tipo di esposizione a cui viene esposta, ma andiamo con ordine.

1. Cos’è un filtro solare?

I filtri solari sono molecole attive in grado di proteggere dalle radiazioni solari dannose, principalmente UVB e UVA. Possono essere suddivisi in due grandi categorie in base all’origine e al funzionamento

FILTRI MINERALI

Sono molecole inorganiche in forma di polveri minerali di origine naturale o sintetica. Il loro meccanismo d’azione principale è di tipo fisico: riflettono la maggior parte delle radiazioni solari, lasciandone passare solo una piccola frazione, l’interazione con le radiazioni solari è minima e difficilmente vengono alterati.

I principali filtri che agiscono in questo modo sono: ossido di zinco e biossido di titanio

I vantaggi dei filtri minerali sono

  • ampio spettro d’azione che copre UVB e UVA
  • inerti e fotostabili
  • non si sciolgono facilmente e non si disperdono nell’ambiente

Gli svantaggi sono prevalentemente di formulazione

  • sono bianchi, scriventi
  • spesso si ottengono texture meno gradevoli
  • le forme “nano” sarebbero ottimali, ma il loro profilo di sicurezza per l’uomo e per l’ambiente è dubbio e tendono a non essere più utilizzati dalle aziende più attente

FILTRI CHIMICI

Sono molecole organiche aromatiche di origine prevalentemente sintetica, ma ultimamente si stanno studiando molecole simili di origine naturale come il gamma-orizanolo da crusca di riso e l’acido cinnamico da cannella e brassicacee. Il loro meccanismo d’azione principale è di tipo chimico: assorbono parte delle radiazioni solari ad alta energia, si modificano temporaneamente e rilasciano l’energia in eccesso sotto forma di radiazioni IR (calore), hanno spettro meno ampio dei filtri minerali e alcune molecole non sono fotostabili per cui spesso vengono usati in miscela

I principali vantaggi sono

  • ottima resa soprattutto in miscela
  • sono invisibili
  • permettono di formulare texture gradevoli

Gli svantaggi sono legati alla reattività

  • sono molecole chimicamente instabili
  • sensibili a luce e calore
  • possono interagire con gli organismi viventi e con l’ecosistema

2. Come viene calcolata la protezione solare?

La protezione solare normalmente viene indicata tramite l’indice SPF che si riferisce alla protezione dai raggi UVB. Ultimamente sulle confezioni sono comparsi anche altri simboli che riguardano la protezione UVA, IR, Luce Blu e la resistenza all’acqua che vedremo dopo nel dettaglio

SPF – Sun Protection Factor

Come accennato l’SPF valuta il grado di protezione dai raggi UVB che riguarda principalmente la prevenzione dagli eritemi solari. Il numero che vediamo accanto alla scritta SPF indica quanto più a lungo una persona può esporsi al sole senza scottarsi rispetto a quando non utilizza alcuna protezione. Si calcola attraverso metodi empirici, il più utilizzato in Europa è il test in vivo regolamentato dalla norma UNI En ISO 24444:2020 che prevede l’applicazione di 2mg/cm² di prodotto solare finito su piccole zone della schiena di 20 volontari di fototipo chiaro I-III successivamente esposte a dosi crescenti di radiazioni UV artificiali, a distanza di 16-24 si valuta la MED (Minima Dose Eritematogena) cioè la comparsa di eritema e la differenza tra le aree protette e non protette.

In linea teorica sembrerebbe che una crema solare con SPF 30 possa prolungare di 30 volte l’esposizione solare senza arrossamento: se mi arrosso dopo 5 minuti di esposizione non protetta con un SPF30 potrei resistere 150 minuti, nella pratica  non è esattamente così. L’SPF è un valore medio calcolato empiricamente e la reale efficacia dipende da

  • fototipo
  • intensità dei raggi solari (variabile rispetto all’intensità standard riprodotta in laboratorio)
  • ora del giorno, stagionalità
  • latitudine
  • quantità di crema realmente utilizzata

Per questo motivo negli ultimi anni si tende a classificare le protezioni solari come basse (SPF 6-10), medie (SPF 15-25), alte (SPF 30-50), molto alte (SPF 50+)

Come mai non ha senso parlare di protezione totale?

La protezione totale è un’utopia, non esiste filtro o miscela di filtri solari che garantisca uno scudo totale per le radiazioni UV e possiamo facilmente intuirlo parlando di % di radiazioni UVB bloccate dai filtri solari.

Si assume che una protezione SPF 15 lasci passare 1/15 dei raggi UVB di conseguenza la quantità bloccata è

1-1/15= 14/15= 93%

Aumentando l’SPF l’aumento della protezione non è lineare

con un SPF 30 avremo un 96,7% di raggi UVB bloccati, con un SPF 40 un 97,5% e con un SPF 50 un 98% la differenza di percentuale di raggi bloccati per valori superiori al 50 è minima per cui si tende ad accorpare le protezioni molto alte nella dicitura 50+

 

UVAPF – UVA Protection Factor

Negli ultimi anni molti solari riportano altre diciture oltre a SPF, una di queste e il marchio UVA cerchiato che garantisce che i filtri utilizzati proteggono anche dai raggi UVA responsabili del fotoinvecchiamento, delle macchie solari profonde e possono favorire lo sviluppo di tumori cutanei. Per avere questo marchio la protezione UVA deve essere almeno 1/3 del SPF

In Europa si utilizza sempre un sistema empirico per calcolare l’UVAPF, il PPD (Persistent Pigment Darkening) regolamentato dalle norme ISO 24442:2022

IR – Protezione IR

Non esiste ufficialmente un test per stabilire la protezione nei confronti delle radiazioni IR, ma diversi prodotti riportano il marchio IR o “Full Spectrum” in quanto contengono degli attivi a spiccata azione antiossidante che sono in grado di contrastare gli effetti dello stress ossidativo provocato dagli IR

Luce Blu

La luce blu è emessa naturalmente dal sole, al confine tra UV e visibile, ma anche in modo artificiale dagli schermi e dai led a luce fredda, è meno impattante dei raggi UV, ma può comunque aumentare lo stress ossidativo specie per esposizioni ravvicinate e prolungate come succede nel caso della luce blu artificiale

I filtri minerali e molti filtri UV di nuova generazione proteggono anche da queste lunghezze d’onda, così come estratti naturali ad azione antiossidante tipo il Cisto Marino

Water Resistant o Waterproof

Questa dicitura si riferisce alla resistenza del filtro solari UV all’acqua o al sudore. Esistono test specifici che valutano SPF prima e dopo immersioni di un tempo variabili, solitamente 2 sessioni da 20 minuti

3. I filtri solari sono sicuri?

Un tema molto scottante è la sicurezza dei filtri solari sia per gli utilizzatori che per l’ambiente. Negli ultimi decenni l’utilizzo dei filtri solari è aumentato grazie alla maggiore conoscenza sugli effetti delle radiazioni solari e alla diffusione della prevenzione dei tumori cutanei

Tutti i filtri solari utilizzati nei cosmetici venduti nell’Unione Europea, Allegato VI del Regolamento (CE) n. 1223/2009, sono considerati sicuri e comprendono anche alcuni principi attivi di nuova generazione che ad esempio negli Stati Uniti non sono ancora stati approvati dalla FDA in quanto da loro sono considerati veri e propri farmaci di automedicazione che richiedono procedure di autorizzazione più complesse

L’utilizzo più diffuso ha però evidenziato diverse criticità soprattutto a livello di impatto ambientale sugli ecosistemi marini, i filtri minerali si depositano sulle barriere coralline e sui fondali, quelli chimici hanno maggiore affinità per i grassi e si accumulano nei tessuti molli della fauna marina. Gli effetti principali che sono stati rilevati sono

  • sbiancamento dei coralli
  • disturbi ormonali in alcune specie ittiche
  • tossicità per determinate specie marine
  • blocco della fotosintesi nelle zone di particolare accumulo

Per questo motivo alcuni filtri solari ammessi sono stati attenzionati e il loro profilo di sicurezza è in fase di valutazione nelle quantità attualmente impiegate per la formulazione delle creme solari.

Molte aziende si stanno impegnando per ridurre l’impatto ambientale selle creme solari, ad esempio il marchio reef safe (simbolo del corallo) garantisce che non siano presenti i filtri solari al momento responsabili dello sbiancamento della barriera corallina

Per ulteriori approfondimenti vi consiglio l’articolo dell’Istituto Mario Negri al seguente link https://www.marionegri.it/magazine/filtro-crema-solare-ambiente

 

 

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